Testimonianze

Ho conosciuto Giancarlo Audino moltissimi anni fa. La conoscenza si è trasformata molto presto in amicizia, sopravvissuta al tempi, alla lontanamza, alle vicissitudini della vita. Anzi, il fluire degli anni l’ha resa sempre più tenace e profonda.

Mi affido a questa premessa per rivendicare la possibilità di un’analisi desueta della sua produzione pittorica. Non corrispondente a quella suggerita da canoni omologati. Nemmeno contenuta in un ambito esclusivamente artistico, perché la mia competenza al riguardo è molto limitata. Lascio ad altri di più compiuta qualificazione questo incarico. A me preme sottolineare quanto la sua ricerca artistica sia stata coerente con la sua vita di uomo e ne abbia rivelato la sua anima sensibile. Profondamente umana tesa ad una incessante ricerca. Vorrei cioè fornire una chiave di lettura utile a svelare quello che secondo me è stato l’impulso intimo che ha dato sostanza alla sua opera.

La sua formazione primaria è stata tecnica, Infatti si è diplomato geometra e ha dovuto affrontare da subito la durezza del lavoro. Poco retribuito, estenuante, ma prezioso per l’economia familiare. Giancarlo però avvertiva il richiamo della pittura e considerava il disegno non solo uno strumento di mestiere, anche un mezzo per esprimere emozioni e sentimenti.

Nel contesto del sacrificio quotidiano trovò la capacità d’iscriversi al Liceo Artistico di Napoli e di conseguire da privatista il diploma, a pieni voti. Questo gli apri le porte dell’insegnamento che svolse presso l’Istituto Tecnico Montani di Fermo, sua città natale. La materia disciplinare, a quel tempo, era denominata semplicemente “disegno”e l’istruzione si basava sull’ortodossia della materia e sulla disciplina. Due canoni rigidi ed inderogabili.

Il suo iniziale approccio con l’arte ha risentito dunque di questa impostazione formale. Anche se, in verità, cercò sempre di trovare un linguaggio meno rigoroso. Cercava soprattutto una più autentica e personale libertà d’espressione. Trasferitosi a Roma, a contatto con la vivacità dell’ambiente artistico e l’immensa ricchezza culturale della città, si dedicò interamente alla pittura, pur continuando ad insegnare nella scuola media. Questo cambiamento gli giovò e la freschezza inconsapevole dei suoi nuovi alunni, ancora adolescenti, gli permise di farli esprimere liberi, fuori dagli stereotipi del disegno geometrico e dell’ornato.

Artista schivo, in tutti questi anni ha lavorato con l’umiltà dell’artigiano, e tale spesso si definiva. Sempre molto attento all’evoluzione dell’arte contemporanea, (pur non sentendo congeniali le ultime esperienze della transavanguardia) ha comunque sperimentato diversi stili: dall’informale al geometrico all’optical, non trascurando l’incisione e la serigrafia, nella quale era un vero maestro. Per approdare in maturità ad una sua personale raffinata sintesi tra figura geometria e colore: gli SPAZI CELESTI di AUDINO.

 

Nunzio Nunzi

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